STORIA & TRADIZIONI

Zampognari di Panni

Intervista allo zampognaro Giuseppe Cobuzzi.
. Quand’eri piccolo a chi hai visto suonare la zampogna?
Giuseppe: Ai nostri genitori, che costruivano la zampogna per devozione del Natale, per la nascita del Bambino. Tonino (Mauriello) ancora non era nato quapdo c’erano quelli che “zampognavano”. C’erano un centinaio di suonatori, non uno o due.

I miei bisnonni erano pastori di pecore, per tradizione, e quando arrivava Natale si presentavano con la zampogna in chiesa. Mio padre si chiamava Cobuzzi Antonio. La suonava anche suo fratello, Cobuzzi Costanzo. Il nonno si chiamava Giuseppe e la suonava, era pastore di pecore. Mio padre era anche pastore.

. In chiesa si vestivano da pastore?
Giuseppe: Sì, anch’io mi sono vestito da pastore. Avevamo gli indumenti fatti, per quando faceva freddo. Erano indumenti tutti di lana, di pelle di pecora. C’era il “guardamacchie”, che si metteva sulle ginocchia, poi avevamo la “tuta”, che si metteva, senza braccia, il “pelliccione” per riscaldare le spalle, quand’era freddo.
Il cappello si faceva anche di pelle di pecora. Ho suonato, vestito da pastore, per fare l’entrata. Era una cosa meravigliosa.

. Quando tu eri piccolo, quante zampogne suonavano a Natale?
Giuseppe: Cinquanta, sessanta. Suonavano anche i flauti: era la fine del mondo. C’erano bambini che suonavano, adulti, anziani di 70, 80 anni,
che stavano ancora bene in salute e non lasciavano i loro strumenti. Era una gioia. C’era quello che portava l’agnello, nella chiesa, appresso al Bambino. Lo portava in braccio e sentivi l’agnello che belava: “Beee!”.


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