STORIA & TRADIZIONI

Questa però era la casa principale. Chi aveva l’orecchio buono, si allontanava per sentire che suono “portava” o non “portavà” la zampogna. Semmai, diceva:
”ragazzo tu non vai bene!”
”Sì, ma per quale motivo?”
”Non vai bene, perché l’hai già guastata! Porta assai fiato e non arriva!”.
C’era proprio una “scuola” dove si costruiva e si suonava.

. I bambini volevano il flauto?
Giuseppe: Glielo costruivo con la canna. Raccomandavo loro: “Non lo rompete, state attenti!”. C’era quello che il giorno dopo l’aveva già bucato
e quello che lo sapeva tenere bene. Al flauto si facevano 3 buchi, come alla zampogna. Poi si aumentavano. Dopo volevano la pelle. Qualche volte facevo la zampogna piccola per i bambini. Il suono era quello, cioè si doveva accordare il maschio con la femmina, cioè la zampogna maschile con la zampogna femminile. Si dovevano accordare (“parare”). Suonando con i 3 buchi, dovevi “corrispondere” al suono del “totaro”, altrimenti non andava bene.’
I bambini potevano avere 7, 8 anni. La Notte di Natale suonavano con noi; andavano avanti a tutti, Quelli che avevano la pelle si appoggiavano agl’i altri, quelli che avevano solo il flauto, andavano a squadra avanti, a fare il gito della Chiesa Madre. C’erano anche bambini che suonavano la zampogna: erano i più bravi. Suonavano con la pelle di coniglio. Si conciava quella pelle e si usava quella come sacco, perché era più piccola: quella d’agnello era troppo grande.

. Quand’eri piccolo hai suonato anche tu il flauto?
Giuseppe: Sì, mio padre me lo costruiva; con quello andavo appresso agli animali. Pascolavo gli animali. Si vendeva pure. Costava un soldo, due soldi. Quando aveva 4, 5 anni, già suonavo, perché in famiglia si suonava.