Panni, la sua storia e le sue leggende compresa quella di Panni e Montaguto

Una delle tante leggende sull’origine di Panni dice che un pastore dauno si fermò a pascolare sulle colline pannesi, costruì un pagliaio e ci rimase una stagione; constatato però che si trovava bene chiamò tutti quelli che conosceva e cosi crebbero le famiglie. In seguito a delle ricerche, però, è stato anche avanzata l’ipotesi di un origine ligure: si è ipotizzato che i liguri nel Medioevo si fossero rifugiati nel centro-sud dell’italia per sfuggire alle invasioni barbariche e fondarono il paese di Panni. Di nessuna di queste due leggende è stata provata la veridicità ma di fatto sulla stendardo dcl Comune di Panni è raffigurato il dio Pan,venerato da questi popoli, con barba, corna e zampe di caprone in piedi su un cane. Errava per i boschi e le montagne suonando il suo inseparabile flauto ed i pastori lo veneravano perché proteggeva le greggi.

Panni ha una posizione geografica limitrofa tra Puglia e Campania, tra Daunia e Irpinia; occupa quel territorio che fin dall’antichità non presentava confini ben definiti: I suoi abitanti partecipavano al mondo dauno ma anche a quello irpino e per questo il dialetto pannese è un misto tra quello foggiano e il napoletano.
Un segno evidente del passato è quel muro che i Pannesi comunemente chiamano ‘Castello’. anche la sua storia non è molto chiara.

foto di Carmine Lapolla


Secondo alcuni era una torre di vedetta dalla quale si poteva sorvegliare il territorio circostante per paura di qualche invasione, secondo altre fonti il muro era stato costruito perchè c’era un odio profondo tra gli abitanti di Panni e quelli di Montaguto, cosi i pannesi volendo fare un dispetto ai montagutesi avevano capito che costruendo questo muro il sole non avrebbe illuminato Montaguto.

Panni e Motaguto in lontananza


Non tutto il popolo di Panni era però d’accordo, infatti.
un ragazzo (oppure il parroco del paese ?) aveva la fidanzata (forse la perpetua ?) montagutese e ideò un sistema per far sì che il sole illuminasse la casetta dell’amata (della perpetua). Fece un buco nella parte superiore del Castello e così il sole illuminò la casa della sua innamorata (forse della sua perpetua).
Quest’ultima è un’altra leggenda che si tramanda ormai da varie generazioni.
Ai piedi del Castello c’è una fessura nella roccia che noi chiamiamo la “spaccaz” e come quasi tutti i luoghi di Panni anch’essa ha una leggenda.

foto da Google Immagini


Si dice che prima era il rifugio di uno gnomo ‘lu scazzamatiedd’ che col suo cappellino rosso ogni tanto appariva nel bosco e sfidava lo sprovveduto passante a togliergli il cappello. perché se questi vi fosse riuscito sarebbe diventato ricco.

Molte persone hanno affermato di averlo visto, ma di non essere riusciti a togliergli il cappellino. Quando qualcuno diventa ricco all’improvviso i Pannesi dicono che ha trovato ‘lu scazzamatiedd‘. In seguito, per non alimentare ulteriormente la fantasia popolare su questa leggenda, è stata posta una Madonnina nella ‘spaccaz’ sotto la quale scorre una fontana.


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